Universal Language


vedi installazione

descrizione progetto dell'installazione Universal Language
Queens College Art Center, New York 2009, The Poetics of Transculture a cura di Tara Mathison

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Nell’ ideare questa installazione site-specific ho tenuto in particolare considerazione la peculiare collocazione dello spazio espositivo nonché la sua forma la cui circolarità evoca la conformazione sferica del globo terrestre. La parete di vetro determina una continuità con il mondo esterno trasformandolo in un luogo aperto che, assieme alla singolare forma circolare, permette allo spettatore di percepire tutto lo spazio simultaneamente e di sentirsene circondato.
E’ situato nella libreria di un’importante istituzione accademica e quindi parte di un contesto che preserva e sviluppa la trasmissione della conoscenza umana attraverso la scrittura . Mentre il linguaggio, ed in particolare la scrittura, costituisce un elemento caratterizzante l’identità ed il senso di appartenenza ad un paese, collettività e gruppo, l’arte può essere intesa come la lingua universale per eccellenza. Attraverso la fantasia e la creazione d’immagini è capace di trasmettere con immediatezza emozioni, sentimenti che si riferiscono ai significati e ai contenuti che appartengono all’esperienza umana primordiale più profonda e per questo universalmente comunicabili. Significati e contenuti che però possono divenire conoscenza umana reale solo se espressi attraverso la parola.
Ho cercato quindi di concepire un’opera che rappresenti quella che potrebbe essere un’esigenza inalienabile dell’uomo e cioè fondere e integrare l’universo delle immagini con quello della parola scritta.



L’installazione Universal Language è formata da cinque grandi forme, alcune costituite da parti multiple, collegate, unite insieme con fili di rame e corde che d creano un’unica opera che circonda l’intero spazio circolare come a voler rappresentare l’integrazione e la continuità tra le diverse civiltà del mondo e a voler sottolineare la capacità della creazione artistica di determinare un legame profondo tra gli esseri umani indipendentemente da razza, lingua o  cultura. La quinta forma, che unisce i due ingressi allo spazio espositivo, completa e abbraccia il cerchio della galleria.
Il supporto cartaceo, traslucido, permette alla luce naturale di attraversarlo, una superficie in continuo contatto rapporto con lo spazio esterno e che si modifica in relazione all’intensità della luce. Tutta l’opera, che può essere vista sia dal cerchio interno che da quello esterno, è double-faced così da cancellare ogni distinzione tra fronte e retro. La traslucidità della superficie permette ai due lati di interagire tra di loro alludendo all’esigenza costante d’integrazione e comunicazione tra interno ed esterno, privato e pubblico, personale e collettivo. Gli spaghi e le corde creano su entrambe le superfici un gioco di linee che determina punti di collegamento, intersezioni, tracciati come in una mappa ideale del mondo. Esso rappresenta altresì il flusso del pensiero del singolo e della collettività nel suo continuo, ininterrotto movimento e trasformazione e che possiamo considerare la matrice comune di due delle fondamentali creazioni nella storia del genere umano, la scrittura e la creazione di immagini e quindi, gioco di linee anche come scrittura, come una lingua universale che segna e scorre lungo un’enorme, immaginaria pergamena del mondo.