Al Ard Doc Film Festival


un sogno a Gaza video screening   vedi video
12 marzo 2016 Al Ard Doc Film Festival, Cineteca Sarda, Cagliari


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sinossi
"Un sogno a Gaza" è stato girato agli inizi del gennaio 2015 nella Striscia di Gaza, circa 4 mesi dopo l’operazione militare israeliana Margine Protettivo, la terza subita dalla popolazione civile dalla fine del 2008.
I segni della furia distruttrice ancora lì, intatti ed immobili, sembrano voler vanificare ogni tentativo di orientamento verso il futuro. Nell’aria una tensione latente come di tempesta che potrebbe scatenarsi improvvisa, come di vita in bilico con la morte. Un ragazzo di 18 anni sogna la libertà, il riscatto del destino suo e della famiglia attraverso il Parkour che pratica con passione e determinazione.
"Un sogno a Gaza " è la rappresentazione di un evento catastrofico e violento ma anche della speranza per una vita diversa.  Fahid rappresenta una condizione umana universale, quella di chi, alle violenze più barbare e alla violazione dei diritti fondamentali della propria persona, riesce ad opporre resistenza, fantasia e amore per la vita.
 Il video apre con i primi piani del protagonista: nel volto ancora i segni dell’angoscia e del terrore per i traumi subiti che egli rivive nel ricordo. Nelle parole che scorrono e nelle immagini che seguono emerge la consapevolezza della durezza della propria esistenza ma anche la testimonianza forte di vitalità e fermezza nella lotta per la realizzazione del suo sogno: un sogno di libertà che non è evasione dalla realtà ma rappresentazione di una sua possibile trasformazione.
Aprile 2015

idee, significati e costruzione
“Un sogno  a Gaza” non è ne un documentario ne un film breve ma un’opera di video arte caratterizzata dal potere evocativo di immagini, parole, suoni, silenzi. La sua struttura si è andata delineando di pari passo con il suo sviluppo senza far riferimento ad una storia o ad un testo precostituito. Altrettanto non programmato è stato l’incontro con il ragazzo protagonista diventato poi in fase di montaggio il fulcro centrale  dell’opera in cui non viene però narrata o descritta la sua vita ma piuttosto rappresentato il suo mondo interiore, i  chiaroscuri del suo sentire, nonché la sua determinazione a non rassegnarsi ad un destino senza futuro.
La sua immagine assume un carattere universale nonostante sia contestualizzata all’interno di un preciso luogo - la Striscia di Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo, un territorio costellato da guerre e devastazione. Egli va a rappresentare l’anelito umano verso la libertà, il rifiuto della violenza e dell’annientamento della propria e altrui persona.
Nei minuti iniziali vengono introdotti i temi fondamentali del video: il trauma della guerra e la distruzione, la resistenza e vitalità del protagonista che lo vediamo superare correndo macerie e rovine. Segue uno sviluppo lento che si protrae oltre la parte centrale dominato da tonalità scure, terre, grigi, luci ed ombre.
Le parole che scorrono sono pensieri che fluiscono senza fermarsi come il movimento incessante delle onde del mare, a tratti si ripetono, a tratti si perdono e poi riemergono. Subitaneo, si verifica un cambio di scena: dall’oscurità irrompe la luce e con essa la gioia di vivere. Come se in sogno, capriole e tuffi di felicità si alternano a pennellate di colore di mani femminili. Si susseguono poi, velocissimi, frammenti di vita quotidiana visti attraverso gli occhi ora aperti sulla realtà del protagonista. Una tempesta di sabbia si abbatte sulla città e sulla costa, metafora di altre tempeste che fulminee possono scoppiare e spezzare la vita. L’ultima scena apre su un mare burrascoso con un orizzonte però finalmente libero.
Non accenna a placarsi la speranza per un’esistenza che sia veramente  diversa.
Ottobre 2015